Welfare aziendale: la privatizzazione dello stato sociale

Welfare aziendale: la privatizzazione dello stato sociale

Dall’intervento pubblico all’intervento privato: nuove opportunità per
valorizzare il capitale umano e migliorare la soddisfazione del lavoratore

Sai come migliorare l’immagine e il prestigio della tua azienda? La lungimiranza e il cambiamento
porta sempre a dei benefici.

Come diceva il filosofo greco Eraclito:

“Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che
fai è ciò che diventi”.

Con l’entrata in vigore della Costituzione italiana e in particolare con gli art. 9, 32, 34 e 38 Cost. si
è definitivamente diffuso il concetto di stato sociale – stato del benessere italiano.

Tra i diritti costituzionalmente garantiti rientranti nell’alveo del welfare pubblico troviamo la previdenza
sociale, l’assistenza sanitaria, l’accesso alle risorse culturali e la pubblica istruzione.
Le crisi che si sono susseguite negli ultimi anni (economia lenta, pil in diminuzione,
invecchiamento della popolazione) hanno indotto i governi ad effettuare dei tagli riducendo i fondi
statali di carattere sociale.

I tagli effettuati si sono tradotti in una riduzione dei servizi statali e in
una compartecipazione privata alla spesa pubblica (v. ticket sanitari)
Il nostro legislatore, prendendo coscienza della situazione, dapprima con la legge di bilancio 2016 e
successivamente con la legge di bilancio 2017 e 2018 ha incentivato le imprese ad adottare dei
sistemi di welfare aziendale privati.

Obiettivo del welfare è quello di incrementare il benessere dei lavoratori e dei loro familiari
attraverso l’erogazione di benefit monetari o beni e/o servizi.

Investire risorse nei confronti dei propri collaboratori significa:

  • fidelizzare e migliorare la soddisfazione dei propri dipendenti, 
  • migliorare il clima aziendale avendo più attenzione alle problematiche rientranti nella sfera
    personale del dipendente.

In questo modo l’azienda diventa competitiva evitando un’emorragia di risorse umane.

I beni e servizi erogati nei limiti previsti dal Tuir sono inoltre esenti da tassazione e contribuzione.

Il beneficio è duplice:

minor costo per l’azienda e maggior netto per il dipendente rispetto all’erogazione di un premio.

Il tutto si traduce in un’equiparazione tra il costo azienda e il netto dipendente.

Per trarne i maggiori benefici, erogando beni e servizi attinenti alle esigenze dei lavoratori, è
necessario procedere ad un’analisi della popolazione aziendale ed individuare un paniere da
proporre ai dipendenti.

I beni e/o servizi offerti possono coinvolgere una molteplicità di ambiti: ricreativo, culturale,
educativo – formativo, religioso, assistenziale – sanitario, servizio di trasporto, voucher per acquisti
on line e nei negozi.

Il datore di lavoro diventa l’attore principale in questo processo di cambiamento, andando ad affiancare il soggetto pubblico; un maggior interesse alle necessità del dipendente ed un investimento nelle risorse umane permette di raggiungere una maggiore produttività a livello aziendale.

L. 208/2015 commi 182-190 in materia di detassazione dei premi di risultato e di welfare aziendale;
L. 232/2016, art. 1, commi 160-162 (Legge

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