Soluzione unitaria per il dissesto di gruppo

Soluzione unitaria per il dissesto di gruppo

Votazione concordataria contemporanea per tutte le società coinvolte

La legge delega con cui il Parlamento ha affidato al governo l’ambizioso compito di varare una riforma organica della crisi di impresa tenta di colmare varie lacune della pur equilibrata legge del 1942 e in particolare un vuoto legislativo specifico, cui la giurisprudenza ha dato anche recentemente risposte contrastanti: la regolamentazione delle situazioni di crisi in cui versano i gruppi di imprese.

Gli ultimi lustri hanno fornito numerosi esempi di come circoscritte paralisi finanziarie di alcune società abbiano trascinato nella crisi, o nell’insolvenza, entità controllate o collegate che avrebbero altrimenti avuto prospettiva di ordinaria continuità.

E allora, in questo contesto generale e in armonia con l’animus della prospettata riforma, l’articolo 3, numero 1, lettera a) della legge delega fissa innanzitutto i princìpi di derivazione civilistica (articoli 2497 e successivi e 2545-septies del Codice civile, con la presunzione semplice di assoggettamento a direzione e coordinamento in presenza di controllo ai sensi dell’articolo 2359 del Codice civile), cui dovrà attenersi la Commissione governativa nella strutturazione definitoria di gruppo; definizione che dovrà ampliare giocoforza il perimetro anche ai casi non strettamente enunciati nelle norme sopra richiamate, cioè gli innumerevoli casi dell’imprenditore che partecipa in proprio in diverse società, delle quali governa le sorti e indirizza i destini economici e finanziari, senza formale partecipazione diretta.

Gli strumenti

Coerentemente a questa impostazione, la legge delega prevede che il gruppo di imprese dovrà dotarsi degli strumenti necessari a una maggiore trasparenza a favore degli stakeholders, nell’ottica dell’avvio di una procedura concorsuale; aspetto, quest’ultimo, che dovrà aprire a una maggiore strutturazione amministrativa all’interno dei gruppi, al fine di fornire preventivamente informazioni utili alla comprensione dei fenomeni che hanno condotto alla crisi degli aggregati di imprese.

Parallelamente, gli organi della procedura avranno il potere di richiedere informazioni alla Consob (per le società quotate) o a ogni altra autorità pubblica ritenuta utile alla comprensione dei collegamenti tra le società e all’evidenziazione degli effettivi titolari.

Tale caratterizzazione di crescente evidenza informativa avrà quale contropartita la possibilità, per le imprese del gruppo sotto la giurisdizione italiana, di proporre un unico ricorso contenente la domanda di omologazione di un accordo unitario di ristrutturazione dei debiti, di ammissione al concordato preventivo o di liquidazione giudiziale.

Questo principio, inserito all’articolo 3, numero 1, lettera d) della legge delega è il fulcro delle novità che la prospettata riforma offre sul tema specifico: viene consentito alle società dirette e coordinate da un unico soggetto di presentare accordi che contemperino le esigenze del gruppo nel suo complesso, con le relative tutele e garanzie per i creditori da un lato, oltre che per le imprese in crisi dall’altro, spesso penalizzate da gestioni che frammentano e disperdono le potenzialità di risoluzione della crisi, nell’inerzia gestionale e in assenza di regole concorsuali codificate.

Finanziamenti Intercompany

Un ultimo aspetto, intimamente legato alle dinamiche operative di gruppo, è quello dei finanziamenti intercompany e i riflessi che la mancata restituzione degli stessi comporta sulle società appartenenti allo stesso gruppo; su tale aspetto, l’orientamento è quello di una migliore specificazione del principio di postergazione del rimborso dei crediti di imprese appartenenti allo stesso gruppo, partendo da quanto già stabilito dall’articolo 2467 del Codice civile e fatte salve le deroghe dirette a favorire l’erogazione di finanziamenti in funzione o esecuzione di un concordato preventivo e di un accordo di ristrutturazione.

Questi i princìpi cui i tecnici incaricati dal governo dovranno attenersi. Dal punto di vista procedurale, la riforma in itinere, si propone di prevedere i criteri per la formulazione del menzionato piano unitario di risoluzione della crisi del gruppo, eventualmente attraverso un insieme di operazioni contrattuali e riorganizzative infragruppo, funzionali alla continuità aziendale e al migliore soddisfacimento dei creditori.

L’apertura alla gestione unitaria del concordato preventivo o di liquidazione giudiziale di gruppo comporterà inoltre la nomina di organi  unici su tutte le procedure che investono le singole società e il deposito di un unico fondo per le spese di giustizia; nel caso di società del gruppo approdate ad una procedura su Tribunali diversi (o in Stati diversi), la linea su cui dovrà muoversi il legislatore delegato è quella di stabilire obblighi di reciproca informazione e collaborazione tra gli organi di gestione delle diverse procedure.

Il principio al centro delle novità

Gli accordi possibili

Si consente alle società dirette e coordinate da unico soggetto di presentare accordi che contemperino le esigenze del gruppo nel suo complesso, con relative tutele e garanzie per creditori da un lato, oltre che per imprese in crisi dall’altro, spesso penalizzate da gestioni che frammentano e disperdono le potenzialità di risoluzione della crisi, nell’inerzia gestionale e in assenza di regole concorsuali codificate. È il principio fulcro delle novità che la prospettata riforma offre sul tema.

Votazione concordataria

La votazione concordataria sarà contemporanea per tutte le società del gruppo, fermo restando il principio invalicabile del mantenimento formale di separate adunanze dei creditori concordatari e distinte masse passive per ogni singolo soggetto giuridico appartenente al gruppo, al fine di evitare improprie commistioni tra garanzie e interessi legittimi dei gruppi di creditori facenti capo a uno solo dei soggetti appartenenti al gruppo.

In stretta connessione con tale aspetto, al fine di scongiurare prevedibili abusi, è prevista l’esclusione dal voto delle imprese del gruppo che siano titolari di crediti nei confronti delle altre imprese assoggettate alla procedura.

La volontà è dunque quella di approcciare con apprezzabile pragmatismo un problema tutt’altro che infrequente nelle patologie economiche aziendali, ai tecnici il compito di tradurre in un portato normativo armonico tale nobile intento.

Michele D’Apolito

Dottore Commercialista e Revisore Legale

Managing Partner

 

*Questo articolo è stato pubblicato inizialmente in Il sole 24 Ore,  Mercoledì 1 Novembre 2017.

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