Regime forfetario: convenienza garantita?

Regime forfetario: convenienza garantita?

Il passaggio al nuovo regime forfetario 2019 non è sempre conveniente e va valutato caso per caso

Il regime forfetario è stato oggetto di rilevanti modifiche ad opera della L. 145/2018 cd. “Finanziaria 2019”, in vigore a partire dal 1° gennaio 2019, la quale ha stabilito, come unico requisito d’accesso, il limite di complessivi € 65.000 dei ricavi/compensi percepiti nell’anno 2018 (al netto di eventuali cause di esclusione, quali la partecipazione in società di persone o associazioni professionali, il controllo diretto ed indiretto di s.r.l. svolgenti attività riconducibili a quelle svolte dall’imprenditore/lavoratore autonomo, lo svolgimento dell’attività nei confronti di colui che è stato datore di lavoro nei due anni precedenti).

Tali soggetti determinano il reddito applicando al totale dei ricavi/compensi percepiti la percentuale di forfait prevista in relazione all’attività svolta e sottraendo da tale importo i contributi previdenziali versati in corso d’anno. Sul reddito così determinato, viene applicata un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni in caso di inizio di una nuova attività.

 

Ai fini di una valutazione di convenienza del passaggio dal regime ordinario al regime forfetario, è necessario verificare:

  • l’incidenza dei costi sostenuti, ovvero che i costi effettivi siano inferiori a quelli forfettariamente riconosciuti;
  • l’ammontare degli oneri detraibili e deducibili portati a riduzione dell’imposta lorda, i quali andrebbero perduti in caso di passaggio al regime forfetario, in assenza di redditi di altra natura (unica eccezione i contributi previdenziali effettivamente versati).

In presenza di oneri rilevanti, scaturenti ad esempio da investimenti considerevoli, potrebbe risultare maggiormente conveniente determinare le imposte dovute in via analitica, il valore delle quali sarebbe poi abbattuto da tali detrazioni/deduzioni.

 

Si tenga inoltre presente che una riduzione delle imposte dovute in applicazione del regime forfetario potrebbe avere come contropartita un aumento dei contributi previdenziali, da calcolare non più sul reddito determinato applicando l’equazione ricavi meno costi, bensì sul totale dei ricavi forfetizzati. Tuttavia, i soggetti prossimi al pensionamento potrebbero valutare conveniente tale strada, con la previsione di un assegno previdenziale di maggiore importo per effetto dei maggiori contributi versati.

Variabili da non trascurare sono anche le importanti semplificazioni negli adempimenti per coloro che abbracciano tale regime, quali l’esonero dall’obbligo di emissione e parallela conservazione delle fatture con modalità elettroniche (salvo che nei confronti della Pubblica Amministrazione), nonché dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili, con la sola conservazione dei relativi documenti.

La reale convenienza non può essere, pertanto, determinata a priori ed in astratto, ma la scelta è frutto di riflessioni precise sull’influenza delle condizioni oggettive e sulle scelte soggettive, da vagliare attentamente caso per caso

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