Per coinvolgere i soci occorre che la pretesa tributaria sia liquidata prima dell’estinzione della coop

Per coinvolgere i soci occorre che la pretesa tributaria sia liquidata prima dell’estinzione della coop

La Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, con sentenza del 18 febbraio scorso , si è espressa in merito ad un contenzioso tributario azionato a seguito di ricorso avverso più avvisi di accertamento, notificati nel 2011 ai fini Ires, Irap ed Iva, a soci e liquidatore di una società cooperativa a responsabilità limitata, estinta nel 2008, per la quale l’Agenzia Entrate rilevava la sussistenza della deduzione di costi per fatture oggettivamente inesistenti.

Da tale presupposto, l’Ufficio deduceva un maggiore risultato finale di liquidazione, corrispondente al reddito occultato mediante l’iscrizione contabile di tali fatture, cui avrebbe fatto seguito una distribuzione di “fondi neri” durante la liquidazione e nell’anno precedente; pertanto, veniva attribuito pro quota ai soci il maggior reddito accertato. A conferma di tale sillogismo interpretativo, l’Agenzia citava il combinato disposto dell’art. 2495 c.c. e dell’art. 36 del DPR 602/1973.

Il primo dei due articoli introduce il concetto di efficacia costitutiva dell’estinzione di una società e dunque l’improcedibilità di qualsivoglia istanza creditoria nei confronti del soggetto collettivo estinto, salva la responsabilità del liquidatore, se il mancato pagamento è dipeso da sua colpa, e dei singoli soci nel limite di quanto dagli stessi percepito in base al bilancio finale di liquidazione.

Sotto l’esclusivo aspetto tributario, il richiamato articolo 36 del DPR 602/1973, 3° comma, ha un analogo riferimento alla responsabilità dei soci, laddove afferma il loro coinvolgimento per il pagamento delle imposte dovute dalla società cessata nei limiti di quanto ricevuto in denaro od altri beni sociali durante la liquidazione e nei due anni anteriori.

Nel merito, la ricorrente contestava gli elementi di fatto addotti dall’Agenzia e la circostanza che vi fossero state distribuzioni occulte di redditi “fuori bilancio”. I giudici reggiani accoglievano il ricorso sulla base del diverso presupposto di diritto, ricollegato all’interpretazione del citato art. 36: tale norma prevede la responsabilità sussidiaria di amministratori, liquidatori e soci per le imposte dovute dalla società in base a debiti dichiarati e non versati, ovvero accertati, anteriormente alla chiusura delle operazioni di liquidazione e dunque prima della cancellazione dal Registro Imprese. Nel caso di specie, non è stato riscontrato dall’Agenzia un debito dichiarato e non versato, né tantomeno una passività tributaria conseguente ad un accertamento antecedente all’estinzione della società.

Dunque, questo il thema decidendum, per potersi attivare i presupposti normativi richiamati dall’Ufficio ed avere un’imposta effettivamente dovuta da parte dei soci e del liquidatore, la stessa pretesa tributaria deve essere già liquidata (e non versata) ante cancellazione, od oggetto di accertamento prima dell’estinzione del soggetto collettivo.

Su tale aspetto generale, la Cassazione si è espressa in alcune recenti sentenze (sentenza n. 11968/2012, n. 6070 e 6071/2013): dal punto di vista tributario è necessario, da parte dell’Amministrazione, dimostrare l’effettiva distribuzione di un attivo e la circostanza che tale ricchezza sia confluita nella disponibilità del socio. Nel caso che ci occupa, ci si è però fermati al primo passaggio: non si è infatti concretizzata nemmeno la presenza di un debito tributario, in quanto, appunto, né dichiarato né accertato prima dell’estinzione della società.

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