Imprese “in difficoltà” e contributo a fondo perduto

Imprese “in difficoltà” e contributo a fondo perduto

Il Decreto Rilancio all’articolo 25 prevede, a favore dei lavoratori autonomi e delle imprese, il riconoscimento di contributi a fondo perduto. Questo, al fine di fronteggiare la crisi economica e di liquidità post Covid-19.

Dal 15 giugno è possibile avanzare le richieste per ricevere i contributi. Tuttavia l’Agenzia delle Entrate oltre alla gestione dell’erogazione dei fondi verificherà la legittimità delle domande.

I controlli inizialmente saranno solamente di carattere formale. Solo una volta erogati i contributi saranno eseguiti controlli di merito che comporteranno sanzioni in caso di illegittimità della domanda.

L’articolo 25 del Decreto Rilancio relativo al contributo a fondo perduto ha delineato un perimetro d’applicazione poco chiaro. Che è stato poi specificato dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n.15/E del 13 giugno 2020. Tale disposizione ha ristretto ulteriormente i requisiti soggettivi. 

Lo stato di difficoltà

Nello specifico i contributi a fondo perduto non possono essere concessi a imprese che si trovavano già in difficoltà il 31 dicembre 2019, per stato di difficoltà si intende:

  • società a responsabilità limitata (diversa da una PMI costituitasi da meno di tre anni) qualora abbia perso più della metà del capitale sociale sottoscritto a causa di perdite cumulate.

Ciò si verifica quando la deduzione delle perdite cumulate dalle riserve (comprese tutte le altre voci generalmente considerate come parte dei fondi propri della società) provoca un importo cumulativo negativo superiore alla metà del capitale sociale sottoscritto;

  • nel caso di una società in cui almeno alcuni soci abbiano la responsabilità illimitata per i debiti della società (diversa da una PMI costituitasi da meno di tre anni), qualora abbia perso più della metà dei fondi propri, quali indicati nei conti della società, a causa di perdite cumulate;
  • impresa oggetto di procedura concorsuale o idonea all’apertura nei suoi confronti di una tale procedura su richiesta dei suoi creditori;
  • impresa che abbia ricevuto un aiuto per il salvataggio o ristrutturazione e non abbia ancora rimborsato il prestito o revocato la garanzia;

 

Il riferimento temporale secondo l’Agenzia delle Entrate è il 31 dicembre 2019 e rappresenta il discrimine ai fini dell’individuazione dello stato di difficoltà preesistente all’emergenza. Tuttavia, il documento a cui far fede per la valutazione della perdita del capitale sociale è il bilancio al 31.12.2018. Questo poiché si tratta di un documento ufficiale, approvato dall’assemblea dei soci.

 

Le sanzioni

Il quadro sanzionatorio prevede che l’indebita fruizione del bonus determini sanzioni equiparabili dal 100% al 200% del contributo non spettante, oltre interessi e sanzioni. Qualora ci si accorgesse di aver compiuto un errore o di non essere in possesso dei requisiti richiesti sarebbe bene rettificare nell’immediato la propria posizione.

Il periodo per avanzare la domanda di rinuncia non è limitato al termine dei 60 giorni previsto per la presentazione della richiesta e comporta la restituzione del contributo qualora sia già stato erogato. La regolarizzazione spontanea determina anche il versamento di interessi e sanzioni, quest’ultime possono godere della riduzione da ravvedimento operoso. 

Qualora invece non sia ancora stata emessa la ricevuta d’accoglimento dell’istanza, e conseguentemente il contributo non sia ancora stato erogato, sarà possibile inviare una nuova istanza (di rinuncia) entro il termine senza che venga applicata alcuna sanzione.

Dott.ssa Alessandra Zani

Area contabile e fiscale – Cremona

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www.nexus-stp.it

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