Errore contabile: quale trattamento?

Errore contabile: quale trattamento?

Come correggere un errore contabile ed applicare correttamente la disciplina fiscale

Chi mai ha commesso o si è imbattuto in un errore contabile alzi la mano. La domanda subito successiva è: cosa fare?

La correzione di un errore contabile è rilevata nel bilancio d’esercizio dell’anno in cui si individua l’errore: ovvero nel momento in cui sono disponibili le informazioni e i documenti per il suo corretto trattamento.

Possono verificarsi errori contabili a causa di refusi matematici, di erronee interpretazioni di accadimenti aziendali, di negligenza nella raccolta documentale ovvero di assenza di dati/informazioni per un corretto trattamento contabile. Si pensi, ad esempio, alla mancata rilevazione di un costo nell’esercizio di competenza a causa dell’“affioramento” della relativa documentazione in esercizi successivi.

Il principio contabile OIC 29

Il principio contabile (OIC 29), in funzione della dimensione e della natura dell’errore, da valutarsi nel caso concreto, distingue tra errore rilevante e non rilevante. L’errore assume rilevanza nel momento in cui individualmente, o insieme ad altri errori, può influenzare le decisioni economiche degli stakeholders.

La correzione di un errore contabile rilevante, commesso in esercizi precedenti, viene rilevato sul saldo di apertura del patrimonio netto dell’esercizio in cui si individua l’errore, utilizzando preferibilmente la voce “utili portati a nuovo”, mentre la correzione di un errore non rilevante è direttamente contabilizzata nel conto economico dell’esercizio in cui si è individuato l’errore.

Dal punto di vista fiscale risulta invece dirimente quanto contenuto nella Circolare 31/E/2013 dell’Agenzia delle Entrate.

L’Amministrazione Finanziaria, ripercorrendo gli orientamenti di giurisprudenza e di prassi, a prescindere dal trattamento contabile dell’errore (e dunque della sua rilevanza), chiarisce che non trova applicazione il principio di derivazione rafforzata, risultando inderogabile l’ordinaria regola di competenza fiscale. La ratio di tale orientamento è di sottrarre al contribuente l’arbitrio dell’imputazione, in un periodo di imposta o in un altro, degli elementi reddituali positivi e negativi.

Pertanto, il contribuente dovrà operare, in sede di dichiarazione dei redditi, una variazione in aumento per sterilizzare sul piano fiscale la deduzione civilistica di un componente negativo di competenza di esercizi precedenti e presentare la dichiarazione integrativa, entro il termine di decadenza dell’attività accertatrice, per correggere l’annualità in cui v’è stata l’omessa imputazione, per non rimanere danneggiato dal mancato riconoscimento del legittimo diritto alla deduzione dal reddito d’impresa di un componente negativo per il quale ricorrono i presupposti di carattere sostanziale sanciti dal TUIR ai fini della deducibilità.

Così facendo, il contribuente può ottenere il riconoscimento dell’eventuale maggiore imposta versata nel periodo di “corretta” competenza economica anche in assenza del rispetto formale del principio di previa imputazione del componente negativo al conto economico ex art. 109, comma 4, TUIR.

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Luca Da Luo

Dottore Commercialista e Revisore Legale

nexus

www.nexus-stp.it

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