Il dottore commercialista americano

Il dottore commercialista americano

Si tratta di una figura chiave per l’imprenditore, richiede il ricorso in USA ad una pluralità di professionisti

Nell’ambito dell’internazionalizzazione verso gli USA, l’impresa italiana spesso cerca in loco una figura simile al dottore commercialista, che però non trova un equivalente nell’ordinamento americano. La mancanza di questa figura può comportare, soprattutto per le PMI, costi elevati per l’erogazione dei servizi o maggiori rischi contabili, legali e fiscali, che possono essere ridotti attraverso idonee figure in loco che aiutino l’impresa ad identificare il percorso migliore per attuare la sua strategia di internazionalizzazione.  

 

Nell’ambito dell’internazionalizzazione, le imprese devono ricorrere a figure professionali, spesso in loco, per pratiche commerciali, contabili, legali e fiscali.

Nell’ambito dell’internazionalizzazione verso gli Stati Uniti d’America, l’imprenditore, abituato al frequente contatto con il commercialista italiano, ricerca una simile figura in loco per affidargli incarichi simili a quelli che gli assegna per la sua impresa in Italia.

 

Purtroppo, negli USA, dove l’ordinamento giuridico è diverso e le professioni sono più specializzate, non vi è una figura equivalente al commercialista italiano.
Piuttosto, tali funzioni sono frammentate tra più figure consulenziali fra le quali i
bookkeepers/accountants, per l’area contabile, e gli attorneys, per l’area legale, a loro volta specializzati per aree e materie.

 

  • I bookkeepers. Si occupano della gestione dei libri contabili come la registrazione delle operazioni, la verifica della correttezza delle partite contabili, la reportistica. Sono quindi figure “interne” ovvero al servizio dell’impresa nelle fasi di raccolta, verifica ed organizzazione dei dati contabili. Secondo le statistiche nazionali, il livello di istruzione di queste figure è medio e i loro salari, come lavoratori dipendenti, si collocano nella media nazionale USA ($40.000/anno).
  • Gli accountants. Si occupano della parte “esterna” della contabilità, in particolare della dichiarazione dei redditi e, con talune specializzazioni, di altri adempimenti. Fra gli accountants, un sottogruppo, i Certified Public Accountant o CPA,  svolgono anche la funzione di revisori dei conti. Quella dei CPAs è forse la categoria che assomiglia di più al commercialista italiano, ma se ne discosta in quanto resta più specializzata in ambito contabile e non autorizzata a rilasciare pareri legali. Gli accountants, sempre secondo le statistiche nazionali, hanno un livello di istruzione superiore a quello dei bookkeepers e i loro salari sono più alti di almeno il doppio.
  • Gli attorneys. Si occupano della materia legale. Tuttavia, contrariamente a quello che ci presentano i film di Hollywood, solo una parte di questi difendono i diritti dei loro clienti in sede giudiziale (c.d. litigators). Un’altra parte si occupa invece di consulenza legale (i c.d. transactional attorneys). Che siano litigators o transactional attorneys, essi presentano una forte specializzazione legale come per esempio nella proprietà intellettuale, il diritto del lavoro o il diritto commerciale. Specializzazione disciplinare che si interseca con la regolamentazione statale (per esempio, avvocato per consulenze legali di diritto del lavoro nello Stato del Texas). Gli attorneys hanno un livello di istruzione e specializzazione ancor più elevato e il loro salario è almeno il triplo della media nazionale.

 

Come procedono quindi le aziende che si avvicinano a questo mercato?

 

La grossa impresa si rivolge generalmente ad uno studio di CPA e ad uno studio legale di una certa dimensione che li seguono anche attraverso terzisti su base continuativa e con tariffe commensurate.

La piccola e media impresa che, soprattutto nella fase di avvio dell’internazionalizzazione, soprattutto se ha budget limitati, cerca in modo più approfondito all’interno di più ampie liste di professionisti.  In questi casi, la mancanza di una figura centralizzante, come quella del commercialista italiano, richiede una figura di coordinamento interna o esterna che possa guidare l’impresa a trovare le giuste soluzioni in modo rapido ed efficiente.

 

Concludiamo con alcune considerazioni che derivano dalla nostra esperienza:

  • Non vi è una relazione diretta tra onorari e qualità del lavoro, in quanto dipende dalla specialità di ciascun professionista, dai costi di struttura e dal loro posizionamento.
  • Essendo l’offerta di professionisti di lingua italiana limitata, l’impresa deve essere aperta a professionisti di lingua inglese soprattutto nel caso di tematiche specifiche, non fosse altro per avere un più ampio ventaglio di scelta.
  • Una chiara strategia di internazionalizzazione abbinata ad una conoscenza del territorio e delle specificità delle diverse professioni, aumenta l’affidabilità delle prestazioni e ne può ridurre il costo anche in misura sensibile.
  • Affidarsi ai propri bookkeepers e/o ai CPA come se fossero commercialisti italiani può essere foriero di problemi legali e fiscali.

 

[Informazioni aggiuntive]

U.S. Bureau of Labor Statistics, https://www.bls.gov/ooh/home.htm

ICE, https://www.ice.it/it

 

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