Decreto dignità: contratti a termine e somministrazione di lavoro

Decreto dignità: contratti a termine e somministrazione di lavoro

Decreto Dignità: le novità

Lo scorso 11 agosto è entrato in vigore il decreto-legge n.87/2018 convertito con L. n. 96/2018.

Tra i temi oggetto di riforma vi è la disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato e della somministrazione di lavoro, già a sua volta disciplinato dal D.Lgs 81/2015 Capo III.

Lo scorso 31 ottobre, con circolare n.17, il Ministero del Lavoro ha fornito le prime indicazioni operative.

Contratto a tempo determinato

La durata massima del contratto a tempo determinato è stata ridotta da 36 a 24 mesi con riferimento ai rapporti stipulati tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, anche per effetto di una successione di contratti o di periodi di missione in somministrazione a tempo determinato.

È prevista l’apposizione di una causale per i contratti superiori ai 12 mesi o in caso di rinnovo, anche se di durata inferiore.

Le proroghe concesse sono state ridotte da 5 a 4.

Per ciascun rinnovo è previsto il pagamento del contributo aggiuntivo dello 0,50% che va ad aggiungersi al contributo dell’1,40% per il finanziamento della Naspi.

I lavoratori a tempo determinato non possono superare il limite del 20% (o del diverso limite previsto dal CCNL) dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio di ogni anno.

Somministrazione di lavoro

Anche alla somministrazione di lavoro si applica la disciplina del contratto a tempo determinato ad esclusione del cosiddetto “stop & go” (pausa fra un contratto e il successivo), il diritto di precedenza e il numero di contratti a tempo determinato che può stipulare ogni datore di lavoro.

La somma tra contratti a tempo determinato e in somministrazione non può superare il 30% (o del diverso limite previsto dal CCNL) dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio di ogni anno.

Causali

Come sopra menzionato, sia per la somministrazione che per il contratto a tempo determinato, è prevista l’apposizione di apposite causali disciplinate dal legislatore nel caso in cui il contratto superi i 12 mesi a seguito di proroghe oppure in caso di rinnovo anche se di durata inferiore.

Le causali previste sono pressoché inutilizzabili se non la causale per sostituzione di lavoratori assenti.

Come specificato dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 17, debbono considerarsi rinnovi anche i contratti a tempo determinato stipulati successivamente ad un contratto di somministrazione e viceversa.

 

La ragione è giustificata dall’equiparazione fatta dal nostro legislatore tra il contratto a termine e il contratto di somministrazione. Ricordo però che i due contratti sono disciplinati da due differenti Regolamenti europei poiché il loro fondamento è distinto.

L’estensione del concetto di rinnovo fatta dal Ministero non permette ai datori di lavoro di poter stipulare contratti a termine o in somministrazione a tempo determinato di durata superiore ai 12 mesi.

 

Si auspica che il Ministero fornisca ulteriori chiarimenti in merito, fornendo un’interpretazione più restrittiva del concetto di rinnovo.

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