Il nuovo credito d’imposta «R&S» dà incentivi su personale, ammortamenti e costi di collaborazione con enti

Il nuovo credito d’imposta «R&S» dà incentivi su personale, ammortamenti e costi di collaborazione con enti

Il decreto Destinazione Italia propone un nuovo rilancio per gli investimenti in ricerca e sviluppo di tutte le imprese, attraverso la riedizione dello specifico credito d’imposta: questo è l’intento dell’articolo 3 del decreto (Dl 145/2013), laddove si prova a ridare ossigeno a quei processi aziendali che mettono al centro l’innovazione, la ricerca di base e quella applicata all’ambito scientifico, tecnologico e commerciale, nelle sue varie declinazioni (il passaggio in Senato ha incluso anche l’attività svolta per la creazione di nuovi brevetti).

La misura del credito è pari al 50 per cento degli incrementi annuali di spesa nelle attività sopra indicate, rispetto al periodo precedente, con un investimento annuo minimo di 50.000 euro per ogni periodo del triennio 2014-2016, ed un limite annuo massimo di 2.500.000 euro per ogni potenziale beneficiario; le imprese agevolabili devono avere un fatturato inferiore ai 500 milioni.
Nello specifico, rientrano nel meccanismo incentivante i costi relativi a:
a) personale impiegato in ricerca e sviluppo;
b) quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio, di costo unitario non inferiore a euro 2.000, in rapporto alla misura e al periodo di utilizzo nell’ambito dell’attività agevolata e sempre nei limiti delle percentuali di ammortamento fiscalmente deducibili, stabilite dal Dm 31 dicembre 1988 ;
c) costi sostenuti nelle attività svolte in collaborazione con università ed enti pubblici di ricerca, oneri per ricerca contrattuale e competenze tecniche per l’acquisizione, anche in licenza, di brevetti.

I fondi a disposizione per questa misura propulsiva ammontano a 600 milioni complessivi per il triennio 2014-2016 e saranno resi disponibili, dopo lunghe mediazioni, grazie all’impiego di risorse del Fondo sviluppo e coesione (ex Fas) e del Fondo per l’attuazione delle politiche comunitarie.
La documentazione a supporto dell’agevolazione dovrà essere assoggettata al vaglio di un revisore legale appositamente incaricato (o dal collegio sindacale, laddove presente), che dovrà attestare la conformità delle spese effettivamente sostenute all’ambito di applicazione della norma; tale certificazione, viene precisato, andrà allegata al bilancio. Inoltre, dovrà procedersi con la presentazione di un’istanza telematica: l’ennesimo click day, insomma, consuetudine a cui tutti i potenziali interessati ad incentivi devono sottoporsi in epoca di vacche magre.

Coloro che rimarranno esclusi, per esaurimento dei fondi disponibili, acquisiranno un ordine di precedenza basato sull’effettiva percentuale di incremento degli investimenti (indipendente dal valore assoluto dell’investimento) e, a parità di incremento, sulla base della data di invio dell’istanza. Per esemplificare, tra due soggetti che spediranno l’istanza lo stesso giorno, il soggetto che avrà avuto un investimento di 2 milioni nel 2014 ed una spesa in R&S di 1 milione nel 2013 (incremento del 100%), avrà la precedenza rispetto all’impresa che ha investito 20 milioni nel 2013 e 21 milioni nel 2014 (incremento del 5%).

A proposito di tale modalità operativa, il ricorso alla “coda telematica” per ottenere il riconoscimento del credito è già stato oggetto di infiniti disguidi e proteste delle imprese nel passato, arrivate fino a sollevarne un’eccezione di incostituzionalità (in relazione alla precedente versione di cui al comma 1 dell’articolo 29 del Dl 185/2008 ).
La procedura telematica in esame prevede una verifica ex ante sulla conformità delle spese sostenute ed una ex post sull’effettiva entità delle stesse. Qualora vi sia un divario di oltre il 20 per cento rispetto a quanto dichiarato, la misura dell’agevolazione sarà ridotta dal 50 per cento al 40 per cento, purché permanga la spesa incrementale.
Tornando all’aspetto operativo, il credito d’imposta sarà utilizzabile in compensazione orizzontale nel modello F24, a norma dell’articolo 17 del Dlgs.241/1997 , non concorrendo alla formazione del reddito ai fini Irpef/Ires ed Irap; è altresì cumulabile con la detassazione Irap ed il cosiddetto cuneo fiscale.

In conclusione, buone le intenzioni, ma, come spesso accade, farraginose ed eccessivamente burocratiche le modalità di accesso, tali da rendere oltremodo difficoltoso ed oneroso per le Pmi fruire di questa agevolazione. Inoltre, il meccanismo incrementale della norma è senz’altro un limite al suo appeal, obbligando, per una reale convenienza, ad una costante crescita degli investimenti; tutto questo in un’epoca di estrema difficoltà per l’ottenimento di finanziamenti da parte delle imprese.

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